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PACS nella Radiologia di oggi!

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Re: PACS nella Radiologia di oggi!

Messaggio  Admin il Mer Dic 24, 2008 11:49 am

Grazie, cerco di fare sempre del mio meglio.... study study

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Re: PACS nella Radiologia di oggi!

Messaggio  Sparlotto84 il Mer Dic 24, 2008 11:48 am

Ottimo Vito....tutto questo materiale può tornare decisamente utile!!!
E' inutile....sei proprio un Amministratore con i fiocchi!!! lol! lol! lol!

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PACS nella Radiologia di oggi!

Messaggio  Admin il Mer Dic 24, 2008 11:42 am

...posto un articolo sulle nuove tecnologie di diagnostica per immagini, in particolare sul sistema PACS spiegato a lezione dal Prof. Scardapane!...

Addio lastre con la radiologia digitale
Ormai abbandonato il sistema delle lastre e delle pellicole, ora l'immagine radiologica è prodotta in formato digitale: vantaggi enormi in spazi, migliore qualità e abbattimento costi
[Pubblicato: 10/03/2005]



È da alcuni giorni iniziata, presso il Policlinico Gemelli, l’installazione del P.A.C.S. Con il termine P.A.C.S. (Picture Archivino and Communication System) si intende l’integrazione in un network di diversi sottosistemi quali le modalità per l’acquisizione di immagini e dati, l’archivio, le workstation di visualizzazione e refertazione. La caratteristica fondamentale del P.A.C.S. è la sua flessibilità che permette di adeguare l’architettura del sistema alle dimensioni del presidio in cui deve essere implementato e agli obiettivi che si intendono raggiungere.
Quando il processo di installazione nelle diverse aree radiologiche del Policlinico Gemelli (DEA, RM, Radiologia Centrale) sarà completato, la gestione del workflow radiologico sarà profondamente mutata.
Questo cambiamento interesserà non solo il personale della Radiologia ma tutti i reparti del Policlinico Gemelli che potranno accedere alla visualizzazione delle immagini e dei referti radiologici da ogni singolo reparto, ambulatorio, sala operatoria, ecc.
Il P.A.C.S. fa parte integrante di quel processo di innovazione tecnologica che ha interessato e interessa tutti i settori della medicina ed in particolare le discipline mediche a maggiore caratterizzazione tecnologica [Nella foto: Il prof. Bonomo detta un referente valutando le immagini sulla stazione P.A.C.S.: "lastre" e pellicole, così come la carta dei referti, appartengono ormai al passato].
L’evoluzione della medicina, come di altre scienze, è caratterizzata dalla stratificazione di termini che, con il progresso delle conoscenze, modificano il proprio significato sino a perderlo del tutto nella memoria di chi li usa.
L’impiego gergale del termine “lastra” per riferirsi alle pellicole radiografiche è così diffuso, anche in ambito medico, che risulta difficile far comprendere come esso sia legato ad una tecnologia ormai obsoleta (vale a dire l’impiego a fini fotografici di lastre di vetro ricoperte di materiale sensibile, non più in uso da oltre 50 anni).
La grande diffusione della radiologia si è basata principalmente sull’uso delle pellicole (film nella terminologia anglosassone), supporti fotografici ubiquitari che, pur con alcune limitazioni, hanno consentito di proiettare la vecchia radiologia tradizionale (basata pressoché esclusivamente sulle radiazioni ionizzanti) verso la moderna diagnostica per immagini (che comprende oltre alla radiologia tradizionale ed alla tomografia computerizzata, metodiche più moderne quali ecografia e risonanza magnetica).
Eppure la vecchia “lastra” di difetti ne ha sempre avuti parecchi. Alcuni di natura eminentemente pratica, ad esempio l’ingombro (chi non si è lamentato da paziente del peso degli esami precedenti da portarsi dietro!) e la difficile visibilità, essendo necessaria la retroilluminazione per la valutazione. Ma anche di natura più strettamente tecnica, data la dipendenza della qualità dell’immagine da fattori tecnici ed operatore-dipendenti e la sensibilità alla luce del supporto pellicola che ne comporta un decadimento più o meno rapido nel tempo con perdita dell’informazione.
Tutto ciò permette di comprendere come, lungi dall’essere una soluzione ideale, la pellicola o “lastra” è stata una soluzione di compromesso nel suo campo di applicazione.
Con l’inizio del nuovo millennio appare chiaro che anche per le pellicole, come per le vecchie lastre, è però giunto il tempo del giusto pensionamento. L’introduzione delle tecnologie digitali su larga scala ha coinvolto anche la radiologia, tra le prime fra le branche mediche, dapprima modificando radicalmente le modalità con cui le immagini mediche sono prodotte (senza il digitale tomografia computerizzata e risonanza magnetica non sarebbero possibili) e finalmente innovando completamente le modalità di documentazione e distribuzione delle immagini.
La pellicola è sempre stata impiegata principalmente per tre scopi: visualizzazione (per il radiologo ai fini della formulazione del referto, per il clinico per un confronto, per il paziente a corredo della sua documentazione sanitaria); distribuzione (trasporto dell’informazione diagnostica con il paziente per essere visualizzata laddove necessario); archiviazione (conservazione dell’informazione immagine per tutti i suoi possibili impieghi).
Tutte queste funzioni possono oggi essere svolte senza pellicola (filmless, senza film): l’immagine prodotta in modo digitale può essere visualizzata su un monitor di computer in modo nettamente migliore che su pellicola; allo stesso modo le immagini possono essere inviate ovunque in formato digitale attraverso reti di distribuzione informatica; infine l’immagine in formato digitale può essere conservata su supporti fisici che riducono drasticamente gli spazi (nastri, CD, DVD; un CD equivale a oltre 60 pellicole!) e permangono sostanzialmente inalterati nel tempo.
Vi sono inoltre altre importanti conseguenze positive: in caso di errore il radiogramma può in molti casi non essere ripetuto (con riduzione della dose di radiazioni al paziente), grazie alla possibilità di elaborazioni applicabili dopo l’acquisizione; l’esecuzione dell’esame è mediamente più rapida (con potenziale riduzione del fastidio al paziente e abbassamento dei tempi di attesa nella diagnosi); l’informazione diagnostica ottenibile su monitor è generalmente più ricca, con miglioramento della qualità del lavoro radiologico ed importanti ricadute positive sulla salute del paziente (qualità della diagnosi); l’uso delle immagini in formato digitale ha permesso di introdurre nuove modalità di esame (si pensi solo all’angiografia non invasiva e alla colonografia virtuale con TC e RM).

Sebbene la maggiore duttilità della tecnologia digitale, che consente presumibilmente una migliore efficienza, (per numero e qualità degli esami), sia poi di fatto controbilanciata da un aumento indubbio del numero delle immagini prodotte o producibili per esame (con aumento in molti casi del carico di lavoro del radiologo), il bilancio complessivo è positivo, al punto che il trend verso l’abolizione delle tradizionali “lastre” è ormai irreversibile.
È ormai accertato che il modello digitale di acquisizione, visualizzazione, distribuzione e conservazione dell’immagine radiologica è anche economicamente conveniente, aspetto non trascurabile in una epoca di ristrettezza nelle risorse sanitarie e nell’ottica dell’ottimizzazione dei costi che caratterizza la nostra attualità.
Rassegnamoci, quindi, a gettare i bustoni con le fatidiche “lastre” e ad andare in giro con CD, DVD (oggi) e supporti di memoria digitali sempre più miniaturizzati (futuro prossimo) nel taschino; o addirittura senza alcuna immagine, quando in un futuro non tanto lontano i nostri dati (sanitari e non solo) saranno archiviati in modo centrale, sempre raggiungibili attraverso le reti informatiche.

Lorenzo Bonomo
Direttore del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze Radiologiche

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